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[Campus belli] Umanità: marzo “duemila e …”

REDAZIONE, 11 MAR – La città è viva, attenta ai bisogni, niente è lasciato al caso, da oramai tanto tempo.

È di piena ed inequivocabile umanità il modo di porsi dei campobellesi nei confronti degli ultimi.
Gli ultimi, coloro che hanno più bisogno, quelli che, sistematicamente, vengono allontanati da tutti, hanno trovato in Campobello un luogo caldo, gentile, che permette di lasciarsi andare e finalmente vivere lo splendore della vita.
Negli scorsi anni, le attività politiche dell’amministrazione si sono mostrate particolarmente attente ai vari fenomeni di degrado, anche culturale, che colpiva il tessuto sociale della nostra comunità e, proprio in ragione di ciò, le attente e meticolose campagne culturali, adesso, permettono di far rivivere la nostra amata cittadina.
Solo qualche mese è trascorso per fronteggiare il fenomeno, dilagante, del randagismo. Dopo la nascita di alcune associazioni che cercavano di limitare il fenomeno dei cani randagi, l’amministrazione comunale, celermente, ha iniziato un percorso lavorativo che ha coinvolto le associazioni, tutte le forze politiche che “vivono” il territorio, concludendosi con l’istituzione di un canile comunale, nel quale gli amici a quattro zampe, finalmente, possono, e potranno, trovare ristoro, amore, quell’affetto che a loro mancava.
Di maggior respiro, perché ha toccato gli stadi più nascosti dell’animo umano e la profonda umanità della nostra comunità, è stata la risposta, veemente, decisa, inequivocabile, nei confronti di coloro che “vivono” il territorio da extracomunitari.
Una breve precisazione. Se la presenza della comunità africana fosse stata così copiosa qualche anno fa, non saremmo riusciti a gestire l’accoglienza, perché ancora non avevamo sviluppato la giusta predisposizione all’accoglienza: due mani che si stringono.
Adesso è diverso, perché la nostra comunità è fiera di se stessa, ha attraversato quel fiume impetuoso del degrado, della mancanza di umanità che oramai la attanagliavano ed è andata oltre: ha guardato se stessa per guadare il fiume e raggiungere la sponda della civiltà.
Dunque, agli ultimi, sono state date le mani per raggiungerci, per affrancarsi, per vivere anch’essi la nostra comunità, e tutto ciò grazie alla nostra forza e compattezza, perché se avessimo avuto ancora dei dubbi su noi stessi e sul rispetto delle leggi di vita comunitaria, noi non saremmo stati in grado di aiutare nessuno, neanche noi stessi.
Adesso, chi vive nel nostro territorio può respirare intensamente il grado di civiltà, umanità, raggiunto e non potrebbe che farne parte e irradiare queste condizioni ad altri.
Tutto ciò ha permesso non solo l’inserimento nella nostra comunità degli “extracomunitari”, ma ha dato vita a interazioni culturali tali che, nella stagione estiva, daranno vita a delle attività nelle quali la mescolanza culturale, di tradizioni, cibi, musiche, danze, sarà l’occasione tanto attesa di un riscatto sociale che meritavamo.

Un nuovo sincretismo culturale è nato.

Ad Maiora!

 

di Giovanni Stallone

 

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