[Ambiente] Diossina: Se la conosci….. la eviti

diossina

REDAZIONE, 16 FEB – Al di là della puzza, della deturpazione del paesaggio, l’assenza di una organizzata raccolta dei rifiuti differenziata (sia a livello regionale che comunale) così come un’attenta sorveglianza stanno portando Campobello di Mazara e paesi limitrofi a fare quel che si suol dire “un pieno di diossina”. Non si assisterà magari alla medesima esplosione che avvenne a Seveso (Mi) nel 1976 della fabbrica Icmesa che produceva l’erbicida acido triclorofenossiacetico, ma è comunque una continua “iniezione” di sostanze contaminanti nel terreno utilizzato dall’agricoltura (ovvero si mangiano cibi contaminati). Non esiste in natura ma è generata da sottoprodotti dei processi di produzione di smaltimento del cloro e dei suoi derivati. Ovvero è opera dell’uomo.
La Diossina è una sostanza, tetraclorodibenzo-p-diossina (Tcdd), formata da cloro, carbonio, idrogeno ed ossigeno. Insolubile in acqua, è resistente alle alte temperature .Si può dire che è chimicamente degradabile in pochi giorni a seguito delle radiazioni ultraviolette ed a contatto delle foglie verdi delle piante. Se invece si infiltra nel terreno si lega al materiale organico e si degrada nell’arco di anni, anche centinaia. E’ paragonabile alla neurotossina botulica ed ai gas nervini.
Conviene ricordare che incendiare i rifiuti (come certe plastiche o carta sbiancata chimicamente) equivale a liberare diossina nell’aria. Quindi non solo diossina dagli inceneritori, dalle fabbriche, dal traffico ma bensì ad opera di coloro che fregandosene prima di tutto di se stessi e della propria salute e poi dei propri concittadini danno fuoco a qualsiasi tipo di rifiuto pur di non perdere quei 10 minuti (oserei dire per mero fancazzismo) per portare gli stessi nelle piazzole adibite. Campobello, purtroppo, su questo fronte possiamo dire non faccia scuola, almeno negli ultimi anni. Questa sostanza va ad accumularsi nel corpo umano, in special modo nel tessuto adiposo. Per fare un esempio: un litro di latte di mucca dà la stessa dose di diossina quanta ne assumeremmo respirando aria per otto mesi. Vi è da ricordare poi che diventa molto pericolosa per il feto in quanto passa direttamente dalla madre ad esso. Esistono due tipi di tossicità della diossina. Acuta: determina lesioni cutanee (cloracne), ha inoltre un’azione ematotossica inducendo alterazioni nella catena biosintetica dell’EME (molecola estremamente importante in quanto capace di legare l’ossigeno, utilizzandolo per trasportare elettroni nella catena respiratoria). Cronica: alterazioni nella funzionalità epatica, disordini del metabolismo lipidico e glucidico, alterazioni della funzionalità respiratoria, danni neurologici sia periferici che centrali oltre ad essere embri- feto-tossica e teratogena (sviluppo di anomalie e malformazione nell’embrione). La sua tossicità si esprime con perdita di peso, inibizione della crescita, alopecia, perdita delle unghie, disturbi dell’apprendimento, letargia, depressione immunitaria, alterazioni endocrine e delle funzioni sessuali. Gli effetti sull’esposizione prolungata a diossina vanno dal cancro del retto alla leucemia mieloide, dal linfoma di Hodgkin al cancro della pleura, dal cancro all’esofago ai sarcomi dei tessuti molli. Nella sostanza patologie maligne. La mortalità da diossina è data anche per patologie non maligne come malattie cardiovascolari (ischemia cronica). Non sono da tralasciare poi gli effetti sulla riproduzione animale e umana. Innanzitutto diminuzione dei nati e della sopravvivenza neonatale, del peso alla nascita ed alterazioni del sex ratio. La soglia massima fissata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è di un trilionesimo di grammo al giorno per kg di peso: 8 milionesimi di g per kg. Poche righe, ma si spera servano a comprendere che è necessario differenziare e smaltire i rifiuti in modo consono, pensando anche ad un riciclo degli stessi.

elena manzini

di Elena Manzini

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