8 MARZO: BASTA CON LE BANALITA’

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REDAZIONE, 05 MAR – Ogni anno all’approssimarsi della Festa della Donna, di cui in molti ignorano perché sia definita tale, provo quel certo non so che di fastidio nel vedere tante donne che se ne escono da sole per una pizza (chi per uno spogliarello maschile) come se il resto dell’anno fossero segregate. Una volta tanto bando ai luoghi comuni e preferisco ricordare le Donne, quelle con la D maiuscola di cui nessuno parla poco o quasi. Una di queste è Francesca Serio (nella foto a sx), madre del sindacalista Salvatore Carnevale ucciso dalla mafia il 16 maggio 1955. Una donna che ha saputo combattere gli stereotipi e che ha combattuto in ogni modo affinché fossero arrestati gli assassini di suo figlio. Nata il 13 agosto 1903 a Galati Mamertino, rimase presto vedova e con i fratelli si trasferì a Sciara. In una società come quella di inizio Novecento una donna che non restava relegata tra le mura domestiche ma che andava a lavorare era uno scandalo. Ma ella aveva uno scopo ben preciso nella sua vita: fare ogni cosa possibile per poter mandare il figlio a scuola, a farsi quella cultura che, liberando dall’ignoranza, rende liberi.  Andava a raccogliere le olive, piselli, mandorle, a mietere. Grazie al duro lavoro di questa donna il figlio riuscì a finire le scuole elementari. Partì quindi per il servizio di leva. Al suo ritorno Salvatore Carnevale fondo la sezione locale del Partito Socialista Italiano (ben altra cosa rispetto a quello che si vedrà negli anni seguenti). Alle elezioni del 1951 il partito otterrà solo 7 sette voti e Salvatore verrà additato come pecora nera. Il figlio, tenace quanto la madre, riusci a farsi eleggere segretario del partito. Francesca, benché disperata, ebbe il coraggio di schierarsi dalla parte del figlio e partecipò  attivamente all’occupazione delle terre. 300 i contadini che lei ed il figlio guidarono nel 1951 nella prima occupazione. E oggi noi non siamo nemmeno capaci di indignarci..altro che occupazioni. Quella prima giornata fece sì molto scalpore: i carabinieri di Sciara arrivarono in montagna dove i contadini stavano mangiando ed intimarono loro di togliere le bandiere. Ovviamente al rifiuto tutti furono portati in caserma per l’identificazione. Una frase di Francesca Serio credo meriti di essere ricordata e spesso: “Per noi questa giornata è la più bella del mondo: tranquilla col sole. Questo è divertimenti che non abbiamo preso mai. Se non ci date le terre incolte, ne avrete da fare di queste giornate (rivolgendosi alla polizia).” Qualche giorno dopo il figlio Salvatore verrà nuovamente chiamato in municipio, dove con la menzogna, fu convocato per un incontro chiarificatore. Fu invece arrestato insieme ad altre tre persone. Rimase in carcere per 10 giorni. Da quei giorni egli iniziò a ricevere parecchie minacce. Fino a quella che si concretizzò il 16 maggio 1955 quando fu assassinato. Francesca quella mattina pareva sentirselo: un sogno le indicava il pericolo per il figlio nella zona della cava. Il suo sogno si avverò. Forte di quel suo passato di Donna temeraria, scandalosa nel suo modo di agire per quei tempi, Francesca raccolse l’eredità del figlio ed inizia la sua battaglia contro i mafiosi di Cosa Nostra, ma soprattutto contro quella magistratura e quelle forse dell’ordine che ne furono conniventi. Anche perché Cosa Nostra ha un suo modus operandi….sta alla “legge” impedirglielo…Ella non ci mise molto ad accusare Giorgio Panzeca, Luigi Tradibuono, Antonino Manigafridda, Giovanni di Bella. Insieme a lei c’era Sandro Pertini quando andò a presentare le denunce. I quattro denunciati furono incarcerati, gli alibi non reggevano e per di più un vi fu un testimone che affermò di aver visto Tardibuono sul luogo del delitto. Il processo che iniziato nel 1960, si concluse il 21 dicembre 1961 con la condanna all’ergastolo dei quattro imputati. Ecco però che la connivenza tra magistratura e Cosa Nostra esce prima al processo in Corte d’Appello a Napoli nel 1963 e successivamente anche a quello in Cassazione dove la sentenza di primo grado fu ribaltata e gli imputati tutti assolti per mancanza di prove. Questa Donna dovette così assistere alla seconda morte del figlio e col tempo fu via via lasciata sola fino alla morte avvenuta il 16 luglio del 1992 a Sciara. E mi fa pensare….anni ’80, anni ’90….nessuno che avesse parlato mai di questa grande Donna. Una Donna siciliana, di quelle con gli attributi che gli uomini non hanno, una Donna vera, una Madre….ecco Lei dev’essere ricordata non solo per l’8 marzo…ma Ricordata negli anni per la sua personalità e per aver saputo dimostrare quanto una Donna possa fare anche da sola contro certi poteri forti.

di Elena Manzinielena manzini

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